Le tecnologie AR aiutano i musei a raggiungere un nuovo livello di interazione con i visitatori e offrono loro un’opportunità unica: guardare il mondo che li circonda da una prospettiva diversa. Negli ultimi anni la tecnologia AR si è sviluppata in modo dinamico, guadagnando rapidamente popolarità, e molti musei e mostre in tutto il mondo hanno già iniziato a utilizzarla attivamente.
La realtà aumentata è il processo di utilizzo della tecnologia per sovrapporre immagini, testo o suoni a ciò che una persona sta già vedendo. La sua essenza, pensata per aumentare le visite e l’interesse nei musei, è sovrapporre contenuti digitali agli oggetti del mondo reale. Con l’AR la visita a un museo può diventare un viaggio divertente ed emozionante, e tutto ciò che serve è un dispositivo mobile (telefono o tablet) con accesso a internet e un’applicazione dedicata: l’utente si mette davanti all’opera, inquadra con il proprio dispositivo e sullo schermo appare una versione arricchita della realtà.
Funzionalità diverse
Il modo più semplice di usare l’AR è aggiungere spiegazioni ai dettagli. I musei forniscono informazioni ai visitatori in diversi modi standard: pannelli informativi vicino alle opere, audioguide, guide professionali. Con la realtà aumentata questi metodi si possono combinare e ampliare, rendendo la visita più emozionante e istruttiva. Un esempio: davanti a un quadro c’è una targhetta con autore, anno di creazione e dimensione della tela, cioè fatti asciutti. Con l’AR le stesse informazioni si presentano in modo completamente diverso: puntando il telefono su un segnale dedicato, come un codice QR, sullo schermo appare una presentazione dell’opera, si ascolta la storia dell’autore e intanto ci si gode l’originale. L’AR offre anche la possibilità di aggiungere una terza dimensione alle esposizioni, dando vita a oggetti e scene. Le organizzazioni che la utilizzano nel mondo sono ormai molte: progetti che portano qualcosa di nuovo alle collezioni esistenti e attirano un pubblico più ampio.
Posizionare segnali speciali vicino alle opere per ottenere informazioni è solo una delle possibilità. Con la realtà aumentata si possono, ad esempio, far rivivere gli animali. Il Darwin Museum di Mosca nel 2014 ha presentato la mostra “Viaggiare con gli animali”: oltre a osservare gli esemplari esposti nelle vetrine, i visitatori erano invitati a mettersi su un segno posto sul pavimento al centro della sala, accanto a uno dei cinque animali: tartaruga delle Galapagos, lemure dalla coda ad anelli, struzzo africano, leone e antilope gerenuk.
Quando il visitatore si fermava sul segno, gli animali prendevano vita sul grande schermo, lasciavano le teche, si avvicinavano e gli giravano intorno. L’AR creava un effetto di presenza reale: si poteva allungare la mano e accarezzarli virtualmente, oltre a scattare una foto ricordo. I modelli interattivi replicavano fedelmente l’aspetto e il comportamento degli animali veri, e ciò che accadeva sullo schermo sembrava del tutto reale.
Cosa serve per creare una buona app AR?
L’industria dello sviluppo di applicazioni AR è giovane, ma ha già definito alcuni criteri di qualità del prodotto finale:
- Coinvolgere il pubblico. Nel momento in cui un visitatore è immerso nel mondo della realtà aumentata e riceve compiti sorprendenti, sul suo viso si deve leggere la gioia.
- Semplicità d’uso. Il termine stesso “realtà aumentata” suona già complicato: lavorare sulla facilità d’uso è un obbligo. Più una tecnologia è facile da usare, più persone vorranno provarla.
- Connessione con il mondo. Deve esserci un legame chiaro tra l’app AR e il mondo reale. A differenza della realtà virtuale, l’AR lascia l’utente nel mondo fisico: questo aiuta a coinvolgere i visitatori che arrivano con famiglie e amici.
Qual è il futuro della realtà aumentata nei musei?
Le applicazioni interessanti della realtà aumentata nello spazio museale sono moltissime. La realtà virtuale richiede attrezzature dedicate e in alcuni casi resta costosa; l’AR può offrire un modo più economico per dare vita alle esposizioni.
Musei e curatori sono già pieni di conoscenza e di voglia di coinvolgere le persone nel dialogo, e la realtà aumentata è un ulteriore strumento per trasmettere questa conoscenza. Un ritratto virtuale di un artista che racconta il proprio lavoro può incoraggiare un coinvolgimento maggiore; uno scheletro animato può aiutare a comprendere concetti nuovi; l’AR può contestualizzare una storia mescolando vecchio e nuovo, ad esempio visualizzando scene storiche sovrapposte a quelle moderne.
Questa tecnologia può catturare l’attenzione delle persone e mantenerla più a lungo. L’Art Gallery of Ontario, prima di aprire la sua installazione AR, ha condotto un sondaggio: il visitatore medio trascorre in media solo 2,31 secondi davanti a ciascuna opera. Nella vita frenetica di oggi, dove i visitatori tendono a passare oltre, i musei possono usare la realtà aumentata per fermarli davanti alle opere.